Viticoltura Sostenibile

La coltivazione del vigneto necessita di opere continue e attente. Il vigneto, infatti, è tra le colture in cui la forma di allevamento delle piante si allontana maggioremente dal loro modello naturale.

Così anche il vigneto vero e proprio consiste in una distesa fitta e omogenea di piante appartenenti alla stessa specie. Anche in questo caso, ci si allontana dal modello di ambiente naturale che regola il proprio equilibrio sulla biodiversità, sulla varietà di microambienti e di microclimi che ne conseguono.
Coltivare il vigneto è pertanto fonte di alterazione consistente di quanto la natura allo stato selvaggio predisporrebbe. La viticoltura sostenibile è doverosa. Abbinare l’esigenza della produzione con il rispetto, il più possibile, dell’ambiente è prova di elevata professionalità. La viticoltura sostenibile è un obiettivo pertanto perseguibile.
Non esistono ricette o regole specifiche da applicare, in quanto ogni realtà agraria presenta peculiarità proprie e quindi emergono specifiche esigenze.
La conoscenza e lo studio approfondito della biologia, dell’ecologia e dell’ambiente in cui si opera divengono così strumenti essenziali per operare le scelte più opportune.
Le scelte colturali riguardano la gestione della morfologia del suolo, la coltivazione del primo strato di terreno, la convivenza di migliaia di piante vicine sulla stessa superficie e, infine, i sistemi di difesa dai parassiti con il minor impatto nell’ambiente, verso gli operatori e, a proposito dei frutti, verso i consumatori.


Alcune cognizioni fondamentali di ecologia del vigneto


Relazioni tra vigneto, ambiente e natura

 

1. La viticoltura intensiva, volta alla massima produttività, sovente non tiene conto delle caratteristiche del luogo dove è praticata. Ne conseguono le maggiori alterazioni.

2. L’ambiente spontaneo è improduttivo sotto il profilo economico. La sua ricchezza di caratteri, unita alla sua complessità e variabilità biologica, è tuttavia un elemento di stabilità nel tempo.
3. La viticoltura moderna deve porre la sua razionalità nella ricerca delle più efficaci relazioni tra la coltivazione e le leggi della natura.

 

Predisposizione di un’area verso un particolare parassita


La maggiore o minore predisposizione di un’area verso una particolare specie è determinata da un insieme di fattori, alcuni dipendenti dall’uomo, altri no.

La sistemazione dei vigneti, il modellamento dei versanti e gli effetti della lotta chimica sono, ad esempio, conseguenza delle scelte operate; il clima peculiare del luogo, invece, sfugge interamente all’azione del coltivatore.

Ne consegue che le strategie colturali che si adottano hanno sicuramente buona influenza sul comportamento degli insetti come fitofagi, pur non essendo sempre determinanti sulla permanenza della popolazione di una specie in un certo luogo.
Può accadere, pertanto, che ad alcuni vigneti sia legata la presenza ricorrente e significativa di alcuni insetti. In ragione del loro numero, variabile nelle annate, essi possono quindi divenire causa di danni.


Il controllo dell’infestazione e il rispetto degli equilibri spontanei


Per quanto possibile, si cerca di controllare l’infestazione rispettando gli equilibri spontanei, in modo da dover ricorrere il meno possibile a interventi di maggior impatto ambientale, come quelli fitoiatrici. Nei territori di viticoltura specializzata e intensiva, il ricorso a questi strumenti può divenire indispensabile e, se operato con oculatezza, anche l’impatto verso l’ambiente appare più ridotto.
L’opera principale per il contenimento degli insetti fitofagi del vigneto consiste nel realizzare ambienti agrari meno soggetti e predisposti al dilagare di infestazioni massicce.

L’integrazione di vari accorgimenti e strategie verso questo fine consentono normalmente di ottenere validi risultati.Le migliori azioni, poi, sono quelle preventive, adattate alle specifiche circostanze.
Una popolazione di parassiti si insedia e cresce molto lentamente in un’area viticola.

Trascorrono anche più anni, prima che se ne attesti la presenza in misura significativa. In queste quantità, il fitofago non viene quasi considerato

Da un lato, la sua presenza può anche essere valutata positivamente, in quanto contribuisce al mantenimento dell’eterogeneità biologica dell’ambiente agrario. Dall’altro è opportuno non trascurare le sue potenzialità di offesa verso il vigneto.

Diviene importante rilevarne i livelli di presenza con una certa regolarità.

Nelle annate in cui il clima fosse favorevole all’incremento numerico di quella particolare Specie e se ne rilevasse oggettivamente la variazione, diverrebbe importante ostacolarne la crescita, adottando le migliori strategie disponibili. Così operando, si ridurranno le azioni di maggior peso, quando il contenimento della popolazione fosse divenuto un’azione di lotta più che di prevenzione.

 

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