La costruzione dei muretti in pietra

La pietra arenaria è una formazione minerale tipica delle vallate di Langhe e Monferrato in Piemonte. Sui versanti più acclivi, le formazioni collinari sono costituite da stratificazioni di sabbia cementata nei millenni dalle argille e la marna, una mescolanza di argilla e calcare.
Quando gli agricoltori, di un tempo e così gli attuali, devono modificare la morfologia dell’appezzamento o effettuare le lavorazioni preparatorie all’impianto di un nuovo vigneto, emergono dagli strati profondi abbondanti pietre piane, proprio come fossero le mattonelle di un gigantesco pavimento sotterraneo. Queste pietre ostacolano ovviamente la coltivazione e il passaggio degli attrezzi, mentre, dall’altro, rappresentano un ottimo materiale d’opera naturale.
Con esse, infatti, sono state costruite case, muretti di sostegno, strutture accessorie come stradine e frangivento e altre ancora.
Gli agricoltori hanno così appreso la manualità delle costruzioni in pietra. Oggi, nel territorio, si possono ammirare veri capolavori di ingegneria nella sistemazione idrogeologica dei versanti. Imitando le vecchie case in arenaria, con questa pietra le nuove sono interamente o parzialmente rivestite.
La storia dell’arenaria inizia con la sua raccolta nei campi o sul greto dei torrenti locali. Circa 70 anni or sono, vi erano operai che manualmente ne provvedevano alla raccolta.
Una testimonianza raccolta da uno di questi, Lolli Giovanni che già da ragazzino era impegnato in questo lavoro.
“Per la costruzione di questi muri si effettuava inizialmente il disboscamento, per potere ottenere una buona parte di terra su cui operare. Poi si faceva lo scasso, profondo 2–3 metri, che serviva per il recupero delle prime pietre da posare. Durante lo scasso era facile trovare ogni 20-40 centimetri, delle venature di pietra, già propriamente tagliate, con le loro asimmetrie e i loro spigoli che ne definivano le forme rettangolari o quadrate.
Questi elementi costituivano la fondazione e l’intera elevazione del muro e ne garantivano la stabilità, anche senza la presenza di un legante posto tra le pietre.
A volte queste “pietre di Langa” venivano raccolte anche giù al fiume, dove anch’io andavo a lavorare di notte, per non perdere tempo di giorno, e per questo ci davano 200 lire a m³ di materiale recuperato. Per il trasporto delle pietre grosse venivano utilizzati i buoi e poiché alcune di queste erano costituite da molto tufo, in inverno, venivano lasciate esposte al gelo, sicché fossero sfogliate e sgretolate dalle intemperie e dalle variazioni di temperatura, per poter poi essere più facilmente spaccate.
Avvenuto lo scasso si procedeva con la fondazione, in modo da poter uscire dal terreno. Qui le pietre erano posate in modo da dare al muro una certa inclinazione verso la parete della collina (scarpa), tipica dei versanti più ripidi e erano scelte tra le più brutte, rotonde e non troppo pesanti.

Si elevavano poi, a intervalli di circa 3-4 metri o più, a seconda delle caratteristiche del luogo, dei muri orizzontali a secco di altezza variabile da 2 a 5 metri che, in alcuni casi, utilizzavano come basamento lo strato di roccia che si incontrava nel terreno ed erano realizzati tanto grandi da resistere alla pressione del terreno sovrastante.”
Una volta raccolte, le pietre erano scelte e con maestria utilizzate nelle varie costruzioni. Tra queste, quella più ricorrente in cui tutti gli agricoltori si cimentavano, erano i muretti a secco di delimitazione delle proprietà.
La costruzione dei muretti e in particolare dei caratteristici archi era un lavoro operato da agricoltori già di una certa età, che avevano accumulato esperienza.

Non mancava, tuttavia, la partecipazione dei giovani, che erano incaricati di approvvigionare la preziosa materia prima: le pietre. I più anziani provvedevano esclusivamente alla posa in opera, selezionando con cura le singole forme naturali, in modo che ogni elemento avesse il posto più opportuno.

 

muretti


Numerosi sono gli elementi da osservare:
1.    la regolarità delle pietre che lo compongono
2.    il concio in chiave al vertice
3.    le spalle reggispinta che costituiscono anche maggiore fondazione
4.    la disposizione delle pietre del muro: esse non seguono precisi corsi, ma si incastrano a mo’ di mosaico.


Una cura particolare era riposta nell’incastro tra le pietre del vertice della volta. Utili erano quelle grandi e piccole. Importante è che fossero con i lati ben definiti da poter combaciare una con l’altra.
Preziosi erano i frammenti di pietra fatti a cuneo.

Essi consentivano di serrare i singoli elementi, soprattutto quando non era disponibile una pietra  che avesse i requisiti opportuni per chiudere la volta.
Poteva accadere che, una volta finito l’arco e tolta la centina, avvenisse un modesto cedimento di alcune parti, soprattutto a seguito del peso del muro costruito al di sopra.
Questo assestamento, garantiva il migliore incastro tra gli elementi e quindi la maggiore solidità dell’insieme.
Esempio di concio al vertice. La particolare forma della pietra centrale, perfettamente aderente alle altre, consentiva di chiudere la volta, distribuendo le forze di carico a destra e a sinistra.
Le arcate appoggiavano su parti del muro più ampie. La loro funzione era quella di reggere il maggiore carico che si concentrava in questi punti e, nello stesso tempo di contrastare meglio la spinta laterale indotta dall’arco stesso.