L'apparato radicale della vite

Le principali funzioni della radici sono l’assimilazione delle sostanze nutritive, l’approvvigionamento di acqua, l’accumulo di sostanze di riserva e l’ancoraggio delle piante al terreno. La loro crescita è condizionata dalle caratteristiche del sottosuolo e dalla coabitazione con i numerosi altri organismi presenti. Il benessere delle radici e la loro maggiore resistenza agli elementi avversi deriva in buona parte dall’equilibrio tra i fattori biotici ed abiotici che compongono il terreno.
Dal canto suo, l’apparato radicale, attraverso la propria capacità di espandersi e di rilasciare nelle sue vicinanze particolari sostanze, influisce sulla formazione delle popolazioni di microrganismi, sia sotto il profilo quantitativo sia qualitativo.
Considerando la rizosfera come il volume di terreno interessato dall’esplorazione dagli apparati radicali, in essa sono riuniti tutti gli esseri ipogei presenti, anche se non propri della pianta. In esso si alternano le numerose vicende da cui dipende l’esistenza delle popolazioni. Si definisce così nel sottosuolo un’articolata organizzazione.
La relazione esistente tra funghi e radici, ad esempio, è importante per entrambi gli organismi, sebbene la loro diffusione nel terreno sia molto differente in quanto non hanno la medesima sensibilità alla presenza di aria, che normalmente decresce con l'aumentare della profondità. Gli apparati radicali sono inoltre formati da unità di vario ordine, disposte secondo uno schema gerarchico preciso. La colonizzazione del terreno avviene così a differenti strati. I funghi, invece più delicati, si diffondono solo entro i ristretti limiti ad essi consentiti dalle condizioni del sottosuolo (valori di umidità, temperatura, ossigenazione e presenza di sostanza organica).
Lo stretto legame che si instaura tra le radici e le altre forme di vita è appurabile con numerose osservazioni. Esaminando due campioni di terreno del peso di un grammo, uno raccolto in prossimità di una radice e l’altro distante da questa, si constata come nel primo la quantità dei funghi presenti sia quaranta volte superiore a quanto si riscontra nel secondo. Tale dato, ovviamente, è soggetto a grande variabilità e non è così da considerare assoluto. Appare, tuttavia, indicativo dell’azione dell’apparato radicale delle piante sulla vita nel sottosuolo.
Nel caso della vite, la sua parte ipogea è espansa e relativamente superficiale. Gli esseri viventi che popolano questo strato ricco di ossigeno e materia organica sono numerosi e vari. Nel loro insieme tutti partecipano alla formazione e al mantenimento dell’equilibrio dell’ambiente. Essendo il vigneto una realtà non spontanea, emerge il problema delle relazioni tra gli interventi colturali e il sottosuolo. La tecnica di gestione da adottare per il suolo del vigneto deve quindi essere frutto di accurate ponderazioni. Le opportunità sono molte: suolo lavorato con frequenza oppure saltuariamente e in superficie; inerbito con essenze spontanee oppure tramite la semina di specie appositamente selezionate.

Tipi di apparati radicali della vite e differenti modelli di comportamento

La vite nata da seme possiede come tutte le piante Dicotiledoni una radice fittonante. In viticoltura, per esigenze di uniformità genetica, precocità di produzione ed esigenze d’innesto, le piante sono moltiplicate tramite talee legnose. Gli apparati radicali che ne risultano sono formati da numerose radici avventizie, il cui sviluppo è equivalente nel primo periodo di vita, mentre tende poi a diversificarsi successivamente.
Il portinnesto e il suolo concorrono a definire le caratteristiche ultime dell’apparato radicale adulto. I tipi radicali si possono classificare in relazione alla loro dimensione ed ai caratteri morfologici delle specifiche radici. Vi sono portinnesti che presentano radici diritte, dure, con lo strato corticale di consistenza coriacea; in altri, si osservano accrescimenti sinuosi, superficiali con radici rade, lunghe e carnose.
In relazione a tali caratteristiche, vi è il differente adattamento alle condizioni pedologiche. Le radici fitte, fini e superficiali prediligono per esempio i terreni freschi e ricchi di sostanza organica. Quelle più dure, più grosse e rade, che tendono ad approfondirsi maggiormente, appaiono adattabili ai suoli aridi.
L’orientamento di crescita degli apparati radicali viene definito misurando l’angolo che si compone con la verticale.
In ultimo, si sottolinea il differente comportamento tra gli apparati radicali giovani e quelli in evoluzione, tra gli apparati radicali delle piante mature e gli apparati radicali in fase di regressione in quanto senescenti. Per tutti questi casi, ognuno presente in natura secondo una proporzione definita, mutano gli ambienti del sottosuolo, i rapporti con gli altri esseri viventi e le esigenze nutrizionali.

L'apparato radicale si accresce, raggiungendo orientativamente il suo massimo incremento quando la temperatura dell’atmosfera si avvicina ai 24° C per poi arrestarsi intorno ai 35° C. Tali valori sono indicativi, variando in relazione alla tessitura dei suoli e quindi della velocità con cui la temperatura dell’aria condiziona quella sotterranea. Le radici sono sensibili alle basse temperature, alle brusche variazioni di umidità ed al contenuto di ossigeno, poiché il terreno, dove si sono spontaneamente evolute, rappresenta per esse un buon isolamento e riparo. Tutto questo è ben definito negli ambienti naturali. Nel vigneto, invece, gli equilibri sono meno stabili. Ne consegue che, a seguito di inverni asciutti e molto rigidi, si può verificare la morte delle formazioni radicali più fini. Queste ultime, formano la massa di maggiore assimilazione di tutto il sistema.
Il colore del terreno è un ulteriore elemento in grado di influenzare l’accrescimento delle radici. Il differente assorbimento della radiazione solare, in riferimento alla tonalità, trasmette differentemente agli organi del sottosuolo gli stimoli determinati dai cambiamenti di stagione.
L’apparato radicale si accresce secondo ritmi peculiari nei vari momenti del ciclo annuale. La massima intensità avviene all'epoca della fioritura, in primavera; segue poi un consistente rallentamento, in coincidenza del periodo più caldo. In autunno l’attività riprende più intensamente, pur, tuttavia, senza raggiungere i livelli precedenti. Giunge quindi il grande rallentamento nella stagione invernale. Da queste note è utile trarre le indicazioni per scegliere i momenti ottimali per effettuare le lavorazioni, le pratiche di concimazione e la potatura.
La tecnica di coltivazione riveste una notevole importanza sull'evoluzione degli apparati radicali e del suolo stesso. La profondità di lavorazione deve essere scelta, infatti, in funzione del tipo di terreno, non deve essere troppo profonda (orientativamente non oltre i 30 centimetri) per non correre il rischio di danneggiare il capillizio che trova di solito il suo ambiente di sviluppo ideale entro i 100 centimetri.
Gli apporti di sostanza organica sono poi importantissimi in ogni circostanza in quanto è appurato che, nel corso della sua demolizione, essa favorisce lo sviluppo degli apparati radicali. Nel caso di un nuovo vigneto, è evidente che le giovani piante possederanno radici fini poste nei primi strati del terreno. La materia organica sarà pertanto particolarmente benefica per loro e le lavorazioni preparatorie all’impianto possono anch’esse recare contributi molto positivi. Lo scasso deve pertanto essere sempre profondo ed eseguito con il terreno in perfetta tempera. Si evita così la formazione di vuoti sotterranei che risulteranno dannosi, quando le viti avranno raggiunto il pieno sviluppo.
E' opportuno, infine, progettare il sesto di impianto in funzione al futuro sviluppo delle piante: sviluppo che dovrà essere considerato non solo in funzione della parte epigea, ma anche in riferimento al tipo degli apparati radicali.

Altri fattori che condizionano in misura determinante l'accrescimento radicale sono: l'umidità del terreno (i due eccessi di abbondanza e carenza sono negativi), la presenza di aria nel suolo (il perfetto sviluppo radicale è correlato all'equilibrio tra macro e microporosità e quindi al rapporto tra liquidi e aria), la nutrizione minerale (alcuni elementi come l'azoto e il fosforo risultano fondamentali) e infine la diversa combinazione di innesto. La vite in ultimo, pare non essere particolarmente condizionata dagli antagonismi radicali di altre specie ed a sua volta, non interferisce sensibilmente nella convivenza.
In conclusione, l’insieme radicale della vite è un sistema complesso, molto esteso e non troppo profondo. Gl’interventi di coltivazione e le variazioni del clima hanno notevole influenza su di esso e possono favorirne lo sviluppo oppure rallentarlo, migliorare la sua capacità di assimilazione di acqua ed elementi minerali oppure inibirla. Il viticoltore, confidando sulla propria esperienza e conoscenza del suo terreno, deve effettuare le scelte nel modo più conveniente per questi fini.