Biologico, naturale o sostenibile?

Talvolta ci siamo soffermati a riflettere sul vero significato della parola “biologico”, attribuita genericamente al modello di coltivazione. Immaginiamo che per la massa di consumatori questo termine significhi” prodotto alimentare naturale” quindi non nocivo.

Molto sovente si osserva come molti attribuiscono un significato alle parole di più recente formazione sulla base della sensazione che esse inducono e non realmente in merito al significato vero e proprio.

La Biologia è la scienza che studia la vita nelle sue varie forme. Espressione, quindi, dai contenuti assai differenti dalla più comune interpretazione attribuito al termine “biologico”. L’interpretazione tecnica, secondo noi più opportuna in agricoltura, potrebbe essere la seguente: “Operare tutte le scelte agronomiche necessarie al fine di non inquinare l’ambiente, i frutti e non interferire negativamente sugli equilibri della natura”.

Da non dimenticare che tutto quanto operato dalla natura è in assoluto “biologico” e irripetibile: dalla mela matura al chicco di frumento. Sono necessariamente le esigenze di produzione che impongono determinati schemi operativi su cui non dobbiamo oculatamente vegliare.

Per meglio chiarire, poniamo a confronto i dettami della natura e quelli dell’attività agraria. La prima fonda i propri equilibri perfetti e duraturi sull’eterogeneità degli ambienti e degli ecosistemi (biodiversità), la seconda, invece, è orientata a rendere l’ambiente più uniforme possibile, impoverendolo ovviamente e rendendone assai più precari gli equilibri. Ad esempio, anche le cose più semplici come le lavorazioni o gli sfalci dell’erba operano selezioni tra le varie specie, alterandone le proporzioni preesistenti.

Così è l’agricoltura, indipendentemente dalle strategie operative che si possano scegliere.

Maggiori riflessioni ci inducono a osservare come a ogni intervento di coltivazione conseguano sempre effetti di alterazione degli equilibri. Non potendo quindi fare a meno di tali operazioni, è bene valutarle singolarmente, la loro indispensabilità e le modalità di minore trasformazione degli equilibri.

Solo così potremo considerarci affini ad un ideale di “Biologia”.

Elemento grave è considerare il nostro operato immune da effetti negativi, quando si è agito solo sulla base di limitate regole non ottemperanti per intero le esigenze della natura. Ovviamente, l’agricoltura perfetta sotto il profilo biologico non è praticabile per intero; ci si accontenta tuttavia di operare con il massimo impegno volto alla tutela della natura, dell’ambiente e alla salubrità delle produzioni.

Operare correttamente in agricoltura significa occuparsi di tutti questi aspetti. Con tutto ciò, non intendiamo che le varie modalità operative possibili (tradizionale, integrata, biologica, biodinamica) non possano singolarmente tenere conto di questi principi. Tutte quante, nella professionalità di lavoro di ogni agricoltore, possono abbracciare questi temi.

Per queste ragioni, rispetto alle varie terminologie di modelli di coltivazione, presentate oggi alle emozioni dei consumatori, preferiremmo il termine di “agricoltura naturale”. Il suo significato è molto semplice: un’agricoltura molto attenta alle regole della spontaneità degli ambienti e degli esseri che li compongono, ricercando il minor impatto ambientale possibile.

Prima di intraprendere una qualsiasi strategia di conduzione della propria azienda, viticola in particolare, è necessaria un’analisi del territorio circostante, sotto i differenti profili, in modo da conoscerlo e poterlo rispettare nei suoi assetti. Al riguardo, pare opportuno sottolineare i fondamenti su cui dovrebbe basarsi la conoscenza di un ambiente interessato da agricoltura intensiva qual è la viticoltura.

La conoscenza del proprio paesaggio viticolo riveste un’importanza assai più ampia che non le sole strategie adottate in un vigneto o in una singola azienda. Certamente queste ultime dovranno esservi, ma derivate dalla considerazione di ciò che vi è attorno.

È in ultimo ancora da considerare l’imprevedibilità delle evoluzioni future. Poche regole, applicate in modo ripetitivo e omogeneo in un ambiente complesso com’è quello della viticoltura, è già oggetto di alterazione, è favorire nel tempo l’intensificazione di popolazioni di alcuni parassiti.

In affiancamento all’espressione “VITICOLTURA NATURALE”, nasce anche il concetto di “SVILUPPO SOSTENIBILE IN VITICOLTURA”.

Gli aspetti sociale, economico e del territorio sono i capisaldi di questo pensiero, tutti quanti devono interagire tra loro poiché fondamentali. Proprio nella considerazione di questi aspetti, sarà possibile operare la viticoltura e più in generale l’agricoltura.

La valutazione del paesaggio agricolo permette di rapportare le svariate realtà, definendo i livelli di accettabilità o di rischio in merito alla sostenibilità del paesaggio. Ne potranno seguire accorgimenti e valutazioni per migliorare la gestione e le risorse agricole da impiegare.

L’esame del paesaggio agrario avviene tramite sei livelli di giudizio.

Livello della percezione

L’ordine d’insieme che evidenzia il paesaggio. Un vigneto ordinato e pulito contrasta fortemente rispetto ai casi di abbandono e inselvatichimento di molte aree; condizione, quest’ultima, che si è diffusa largamente in collina negli ultimi decenni, complice pure la maggiore difficoltà di coltivazione a seguito di patologie gravi che hanno sempre più preso piede. La presenza integrata, tuttavia, di filari di vite ordinati ed elementi naturali quali il bosco e la vegetazione ripariale dei fossi può costituire un insieme ben integrato ed esteticamente vario.

Livello economico

Il vigneto è tra le coltivazioni arboree che richiedono il maggior impegno di lavoro ed economico. La buona redditività si ottiene anche con la riduzione dei costi operativi. Intervengono favorevolmente a questo riguardo le moderne tecniche viticole con innovate attrezzature. I vigneti hanno mutato aspetto rispetto a quelli del passato: sono tendenzialmente più grandi, predisposti alla meccanizzazione e con sistemi di sostegno della vegetazione rivoluzionati. Si integrano inoltre i modelli colturali di viticoltura integrata (vale a dire tutto ciò che concorre in modo congiunto alla sostenibilità soprattutto ambientale) e in minor misura le tecniche di viticoltura biologica (più specificatamente riferite agli aspetti della difesa e della nutrizione). Nuove opportunità quindi per la viticoltura sul territorio.

Livello ecologico

Come è noto, il vigneto è un ambiente agrario con elevato livelli di omogeneità, a discapito della biodiversità garante degli equilibri fondamentali dell’ecosistema spontaneo. Un impatto negativo quindi consistente. Al fine di una sua riduzione, cresce la sensibilità per la conservazione di nicchie ecologiche spontanee o costruite per la definizione di microambienti che si alternino all’uniformità dei vigneti. Siepi, piccoli boschi curati o anche singoli alberi costituiscono opportunità importantissime per il nuovo paesaggio viticolo. La progettazione di un territorio definisce pure la tutela di “corridoi ecologici” che favoriscano il passaggio della fauna di vario tipo dai microambienti spontanei ai vigneti.

Livello geomorfologico

La variazione di gestione dei pendii, in particolare la maggiore uniformità delle superfici e la conseguente discesa più veloce dell’acqua con il progressivo suo maggiore accumulo, favorisce dissesti idrogeologici anche gravi. La cura delle acque di superficie con appositi modelli di vigneto, la razionalizzazione delle relazioni idrogeologiche tra vigneti vicini e successivi sul pendio e, infine, la cura del manto erboso rappresentano gli accorgimenti basilari per ridurre gli aspetti negativi della modernizzazione della viticoltura.

Livello storico

L’esame di un territorio di vecchia tradizione viticola offre tipologie di vigneti assai differenti. Ognuna di esse rappresenta una tappa dell’evoluzione colturale, economica e sociale avvenuta nel passato. Una continua trasformazione in atto quasi obbligatoria. La crescita della sensibilità verso un’agricoltura orientata alla sostenibilità del paesaggio può offrire un nuovo slancio alla produzione locale nel rispetto della vocazionalità del territorio.

Livello sociale

La popolazione dedita alla viticoltura ha subito nel tempo svariate trasformazioni, per quanto concerne gli aspetti demografici, culturali ed economici. La rivitalizzazione di questo settore consente nuovi spazi di occupazione e di ricchezza che oggi paiono fondamentali, soprattutto per le nuove generazioni.

La storia e la qualità del territorio agrario e viticolo nella fattispecie è bene che sia sempre oggetto di controllo, soprattutto quando prospettati cambiamenti possono completarsi in tempi brevi.

A seguito di rilevanti mutamenti già avvenuti, eventuali interventi di contenimento o recupero divengono sempre più difficili e improbabili.